Approfondimento

 

Ma come funziona l’intuizione?

 

Essa coglie l’essenza delle cose.

O per meglio dire, le cose (intendo con questo termine ogni aspetto della vita reale, immaginativa, mentale o concreta) comunicano attraverso la loro essenza, con la nostra essenza, e questo è reso possibile dal fatto che essa è simile, ed è rappresentata dall’energia vitale.

Anche la fisica ci viene in aiuto per spiegare questo concetto, se infatti in natura nulla si crea, nulla si distrugge , ma tutto si trasforma, la materia e l’energia che erano presenti all’inizio dell’universo (in qualsiasi modo esso abbia avuto inizio, non è qui importante) è la stessa identica, ed essa fluisce di continuo all’interno di tutti gli esseri, vivi o inanimati.

 Questa energia è la stessa che fluisce dentro di me, dentro la tastiera del PC che sto toccando in questo momento, dentro la persona che amo, nelle stelle della galassia. Essa fa parte di noi e ci accompagna silenziosamente da sempre.

 

Soltanto che la nostra cultura logico-materialistica l’ha costretta ad un ruolo da comprimaria, almeno per quanto riguarda la consapevolezza individuale e l’utilizzo di questa capacità da parte degli individui.

 

Parlo di consapevolezza perché l’intuizione viene continuamente esercitata da ognuno di noi, sempre e comunque e ci guida in tutti i nostri passi, dalla nascita alla morte, solo che spesso non ne siamo consapevoli, e attribuiamo il nostro “insight” a fattori esclusivamente logico-razionali, oppure releghiamo il vissuto intuitivo ad ambiti per così dire “minori” non cogliendone la potenzialità dirompente.

Ognuno di noi è i grado invece di utilizzare appieno questa potenzialità, che permette di “depotenziare ” il piano logico–razionale, non certo per eliminarlo, ma per metterlo al servizio dell’energia intuitiva e accrescere così in maniera esponenziale la capacità di compiere atti creativi, anche nella quotidianità.

 

Non si tratta di appropriarsi di qualcosa che non si possiede, ma solo di rendere cosciente, attraverso l’esercizio e il riconoscimento di tale potenzialità all’interno del sé, la nostra funzione più specificatamente umana, che ci rende capaci come umanità di dipingere la cappella Sistina, di comporre la 9° Sinfonia, di scoprire la legge di gravità e la psicoanalisi.

 

In altre parole, di creare qualcosa di nuovo.

 

Un momento tipico in cui l’intuizione fa il suo ingresso dalla porta principale nel vissuto di ognuno, è quello del sogno. Durante il sogno infatti, con l’abbassamento della parte cognitiva, si entra nel piano parallelo dell’esistenza fatto dal nostro inconscio e da quello collettivo, l’”essenza”, l’”energia universale” di cui si parlava prima. I simboli onirici ci parlano attraverso questo linguaggio, e ci conducono per mano all’interno di questo mondo, che è in noi e ci appartiene.

 

Alcuni popoli primitivi, come i Senoi della Malesia, hanno addirittura elaborato una teoria e un metodo fondati sulla possibilità di entrare all’interno dei proprio sogni, comunicando ed accettandoli con tutto il nostro essere, quindi anche con quello razionale durante la veglia, in modo da coglierne i suggerimenti e gli insegnamenti, oltre che portare all’interno del sogno alcune domande che scandiscono la vita di veglia (il cosiddetto “sogno lucido” dove il sognatore diventa in grado di vivere in sogno i propri conflitti diurni e esperenziare così possibilità di influenzamento positivo dell’andamento del sogno stesso, una sorta di conntinuum dove sogno e veglia non sono nemici o mondi incomunicabili, ma fanno parte di uno stesso piano che rappresenta l’essere nella sua pienezza)

 

Anche le tecniche di meditazione sono un valido metodo per entrare in contatto con la propria energia intuitiva, in quanto, attraverso l’abbassamento del livello di coscienza vigile logico-cognitiva, permettono il libero fluire dell’energia intuitiva.

 

Lo scopo ultimo però dovrebbe essere quello di riuscire anche nella vita quotidiana, nell’esperienza normale e cosciente del vissuto individuale, a riconoscere, amare ed utilizzare l’immenso potenziale della nostra intuizione, permettendoci, in ultima analisi, una maggiore consapevolezza del sé e fiducia nelle nostre capacità, oltre che una maggiore “comprensione” in senso del sentirsi parte del tutto che ci circonda.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il nostro cervello è uno strumento che si plasma, grazie alle esperienze-interazioni con il mondo esterno, adattando i propri meccanismi mentali-cognitivi-emozionali e affettivi alle circostanze che mano a mano nel corso della prima infanzia, fin dai primi giorni di vita, e più avanti fino all’adolescenza e la prima età adulta, l’individuo si trova ad affrontare.

L’immagine della mente umana come “Tabula rasa”, una lastra di creta plasmabile sulla quale ogni passaggio lascia un segno grande o piccolo a seconda della risonanza emotiva che esso possiede, è rappresentativa per questo meccanismo evolutivo.

Ed è così che mano a mano il bambino comincia ad introiettare e far suoi meccanismi  quei cognitivo-comportamentali che gli permettono ad esempio di imparare a riconoscere le figure genitoriali, a parlare, a camminare, a reagire agli stimoli etc.

Ed è così che, grazie alla risonanza affettiva-emotiva degli accadimenti esterni nel contesto interno in formazione, l’essere umano mette in atto comportamenti adattivi che gli permettono di far fronte agli imprevisti e ai pericoli del mondo esterno.

Basti pensare alla PAURA, una reazione chimico/emotiva che scatta automaticamente di fronte a situazioni che l’organismo percepisce come minacciose, la quale, grazie alla subitanea scarica di adrenalina che mette in allarme l’intero organismo, prepara l’individuo alla fuga salutare. Nessun essere vivente sarebbe sopravissuto nemmeno un istante se non ci fosse la paura pronta a salvargli la vita.

Il meccanismo è reso però possibile soltanto perché lo stimolo potenzialmente pericoloso viene riconosciuto come tale dall’individuo, e questo nello spazio di un solo istante, in maniera per usare un termine mutuato dal linguaggio comune, ISTINTIVA.

Se il soggetto dovesse, per far scattare il meccanismo della paura e della fuga, operare in ogni situazione un confronto cognitivo tra l’esperienza pregressa riguardo allo stimolo stesso (ad esempio, la vista di un animale in atteggiamento minaccioso), il ricordo di un’esperienza di effettivo pericolo associata allo stimolo (ad esempio, il ricordo di una reale aggressione avvenuta da parte dello stesso animale nel passato) e il susseguente comportamento di fuga per sfuggire allo stimolo minaccioso, probabilmente l’animale avrebbe fatto in tempo ad inghiottire il malcapitato in un solo boccone!

 

Ciò che ci viene in aiuto per far scattare il meccanismo in maniera apparentemente automatica è qualcos’altro, e ha a che fare con gli strati più primitivi e inconsci della nostra mente. L’immagine dell’animale minaccioso manifesta uno stato emotivo, aggressività, rabbia, minaccia, attacco, che esiste come costrutto archetipico (cioè come esperienza emotiva presente all’interno di ogni essere) che comunica a livello subliminale con il nostro corrispondente stato emotivo, diciamo quindi che noi “riconosciamo” tale stato senza bisogno della mediazione cognitiva data dall’esperienza.

 

 

Si tratta di quel meccanismo chiamato Empatia, che permette agli individui di riconoscere a livello emotivo le emozioni espresse dall’altro, e comunicare sempre a tale livello le proprie.

 

Tale comunicazione è una capacità innata di ogni essere vivente, che consente di entrare in sintonia con l’esterno a noi in quanto “simile” a noi, proprio perché le emozioni che governano ogni singolo accadimento interno sono le stesse per tutti gli esseri, in quanto accompagnano gli eventi e costrutti di base, quelli definiti da C.G. Jung come “archetipici” cioè comuni a tutti gli esseri (la nascita, la morte, il dolore, la gioia, la serenità, la paura, il maschio, la femmina, l’attività, la passività, il giorno, la notte, il chiaro, l’oscuro, etc)

 

Pur nelle differenze culturali infatti, ogni essere umano “capisce” senza bisogno di mediazioni cognitive l’espressione dei sentimenti di base. Nessuno di noi ha perso tale capacità.

 

Se tale riconoscimento automatico di tipo empatico attiene alle emozioni, il livello più immaginativo della stessa capacità innata diventa l’INTUIZIONE.

 

Anche l’intuizione è un meccanismo innato, presente in tutti gli esseri, che permette di entrare in contatto, a livello subliminale e senza un passaggio cognitivo, con il mondo esterno, cogliendone i meccanismi che lo sottendono, i nessi e i significati.

 

L’esperienza di “intuire” che qualcosa sta accadendo, o che si è modificato qualcosa in una situazione esterna, o che questo qualcosa possiede un nesso, un senso interno che ci appare chiaro, pur non essendo in grado di spiegarlo razionalmente e cognitivamente, è comune a tutti noi.

 

Anche il cosiddetto “atto intelligente” quello che Koehler chiama l’”Insight”, l’esperienza dell’”ora vedo” che opera una ristrutturazione del campo permettendo a chi osserva di “vedere” nessi e relazioni che prima erano invisibili, si basa in ultima analisi sul meccanismo intuitivo, anche se poi il passo successivo è l’elaborazione logico-razionale di tale insight.

 

L’intuizione ci permette di entrare in un’altra dimensione di esistenza, un piano parallelo in cui i nessi e le relazioni vengono improvvisamente spiegati senza l’ausilio della logica, ed è alla base di ogni atto creativo prodotto dall’uomo.

 

Nessuna creazione potrebbe infatti avere luogo soltanto attraverso il mero meccanismo dei “Trials and Errors” (tentativi ed errori), se non per pura casualità.

 

L’esempio più chiaro è quello classico della scimmia messa di fronte ad una macchina da scrivere: secondo il calcolo delle probabilità semplicemente schiacciano i tasti, esiste una lontanissima possibilità che ne esca la Divina Commedia, in fondo si tratta di una combinazione di lettere che, tolte dal loro significato, hanno la stessa possibilità di prodursi che ogni altra combinazione senza senso. Ma tale evento è assolutamente improbabile, e nessun progresso umano, nessuna cultura, nessun prodotto artistico sarebbe mai nato secondo questa procedura.

L’essere umano è tale quindi perché "intuisce", prima ancora che perché “pensi”, è proprio questa abilità innata di penetrare i piani di esistenza in forma diretta e non mediata che fa di noi ciò che siamo.

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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