O per meglio dire, le cose (intendo con
questo termine ogni aspetto della vita reale, immaginativa,
mentale o concreta) comunicano attraverso la loro essenza,
con la nostra essenza, e questo è reso possibile dal fatto
che essa è simile, ed è rappresentata dall’energia
vitale.
Anche la fisica ci viene in aiuto per spiegare
questo concetto, se infatti in natura nulla
si crea, nulla si distrugge , ma tutto si trasforma, la
materia e l’energia che erano presenti all’inizio dell’universo
(in qualsiasi modo esso abbia avuto inizio, non è qui
importante) è la stessa identica,
ed essa fluisce di continuo all’interno di tutti gli esseri,
vivi o inanimati.
Questa energia è la stessa che fluisce
dentro di me, dentro la tastiera del PC che sto toccando
in questo momento, dentro la persona che amo, nelle stelle
della galassia. Essa fa parte di noi e ci accompagna silenziosamente
da sempre.
Soltanto che la nostra cultura logico-materialistica
l’ha costretta ad un ruolo da comprimaria, almeno per
quanto riguarda la consapevolezza individuale
e l’utilizzo di questa capacità da parte degli individui.
Parlo di consapevolezza
perché l’intuizione viene continuamente esercitata da
ognuno di noi, sempre e comunque e ci guida in tutti i
nostri passi, dalla nascita alla morte, solo che spesso
non ne siamo consapevoli, e attribuiamo il nostro “insight”
a fattori esclusivamente logico-razionali, oppure releghiamo
il vissuto intuitivo ad ambiti per così dire “minori”
non cogliendone la potenzialità dirompente.
Ognuno di noi è i grado invece di utilizzare
appieno questa potenzialità, che permette di “depotenziare
” il piano logico–razionale, non certo per eliminarlo,
ma per metterlo al servizio dell’energia intuitiva e accrescere
così in maniera esponenziale la capacità di compiere atti
creativi, anche nella quotidianità.
Non si tratta di appropriarsi di qualcosa
che non si possiede, ma solo di rendere cosciente, attraverso
l’esercizio e il riconoscimento di tale potenzialità all’interno
del sé, la nostra funzione più specificatamente umana,
che ci rende capaci come umanità di dipingere la cappella
Sistina, di comporre la 9° Sinfonia, di scoprire la legge
di gravità e la psicoanalisi.
In
altre parole, di creare qualcosa di nuovo.
Un momento tipico in cui l’intuizione fa
il suo ingresso dalla porta principale nel vissuto di
ognuno, è quello del sogno. Durante il sogno infatti,
con l’abbassamento della parte cognitiva, si entra nel
piano parallelo dell’esistenza fatto dal nostro inconscio
e da quello collettivo, l’”essenza”, l’”energia universale”
di cui si parlava prima. I simboli onirici ci parlano
attraverso questo linguaggio, e ci conducono per mano
all’interno di questo mondo, che è in noi e ci appartiene.
Alcuni popoli primitivi, come i
Senoi della
Malesia, hanno addirittura elaborato una teoria e un metodo
fondati sulla possibilità di entrare all’interno dei proprio
sogni, comunicando ed accettandoli con tutto il nostro
essere, quindi anche con quello razionale durante la veglia,
in modo da coglierne i suggerimenti e gli insegnamenti,
oltre che portare all’interno del sogno alcune domande
che scandiscono la vita di veglia (il cosiddetto “sogno
lucido” dove il sognatore diventa in grado di vivere in
sogno i propri conflitti diurni e esperenziare così possibilità
di influenzamento positivo dell’andamento del sogno stesso,
una sorta di conntinuum dove sogno e veglia non sono nemici
o mondi incomunicabili, ma fanno parte di uno stesso piano
che rappresenta l’essere nella sua pienezza)
Anche le tecniche di meditazione
sono un valido metodo per entrare in contatto con la propria
energia intuitiva, in quanto, attraverso l’abbassamento
del livello di coscienza vigile logico-cognitiva, permettono
il libero fluire dell’energia intuitiva.
Lo scopo ultimo però dovrebbe essere quello
di riuscire anche nella vita quotidiana, nell’esperienza
normale e cosciente del vissuto individuale, a riconoscere,
amare ed utilizzare l’immenso potenziale della nostra
intuizione, permettendoci, in ultima analisi, una
maggiore consapevolezza del sé e fiducia nelle nostre
capacità, oltre che una maggiore “comprensione” in senso
del sentirsi parte del tutto che ci circonda.
Il nostro cervello è uno strumento che si plasma, grazie alle
esperienze-interazioni con il mondo esterno, adattando i propri
meccanismi mentali-cognitivi-emozionali e affettivi alle circostanze
che mano a mano nel corso della prima infanzia, fin dai primi
giorni di vita, e più avanti fino all’adolescenza e la prima
età adulta, l’individuo si trova ad affrontare.
L’immagine della mente umana come “Tabula rasa”, una lastra
di creta plasmabile sulla quale ogni passaggio lascia un segno
grande o piccolo a seconda della risonanza emotiva che esso
possiede, è rappresentativa per questo meccanismo evolutivo.
Ed è così che mano a mano il bambino comincia ad introiettare
e far suoi meccanismi quei cognitivo-comportamentali
che gli permettono ad esempio di imparare a riconoscere le
figure genitoriali, a parlare, a camminare, a reagire agli
stimoli etc.
Ed è così che, grazie alla risonanza affettiva-emotiva degli
accadimenti esterni nel contesto interno in formazione, l’essere
umano mette in atto comportamenti adattivi che gli permettono
di far fronte agli imprevisti e ai pericoli del mondo esterno.
Basti pensare alla
PAURA, una reazione chimico/emotiva
che scatta automaticamente di fronte a situazioni che l’organismo
percepisce come minacciose, la quale, grazie alla subitanea
scarica di adrenalina che mette in allarme l’intero organismo,
prepara l’individuo alla fuga salutare. Nessun essere vivente
sarebbe sopravissuto nemmeno un istante se non ci fosse la
paura pronta a salvargli la vita.
Il meccanismo è reso però possibile soltanto perché lo stimolo
potenzialmente pericoloso viene riconosciuto come tale dall’individuo,
e questo nello spazio di un solo istante, in maniera per usare
un termine mutuato dal linguaggio comune, ISTINTIVA.
Se il soggetto dovesse, per far scattare il meccanismo della
paura e della fuga, operare in ogni situazione un confronto
cognitivo tra l’esperienza pregressa riguardo allo stimolo
stesso (ad esempio, la vista di un animale in atteggiamento
minaccioso), il ricordo di un’esperienza di effettivo pericolo
associata allo stimolo (ad esempio, il ricordo di una reale
aggressione avvenuta da parte dello stesso animale nel passato)
e il susseguente comportamento di fuga per sfuggire allo stimolo
minaccioso, probabilmente l’animale avrebbe fatto in tempo
ad inghiottire il malcapitato in un solo boccone!
Ciò che ci viene in aiuto per far scattare il meccanismo in
maniera apparentemente automatica è qualcos’altro, e ha a
che fare con gli strati più primitivi e inconsci della nostra
mente. L’immagine dell’animale minaccioso manifesta uno stato
emotivo, aggressività, rabbia, minaccia, attacco, che esiste
come costrutto archetipico (cioè come esperienza emotiva presente
all’interno di ogni essere) che comunica a livello subliminale
con il nostro corrispondente stato emotivo, diciamo quindi
che noi “riconosciamo” tale stato senza bisogno della mediazione
cognitiva data dall’esperienza.
Si tratta di quel meccanismo chiamato Empatia,
che permette agli individui di riconoscere a livello emotivo
le emozioni espresse dall’altro, e comunicare sempre a tale
livello le proprie.
Tale comunicazione è una capacità innata di ogni essere vivente,
che consente di entrare in sintonia con l’esterno a noi
in quanto “simile” a noi, proprio perché le emozioni che
governano ogni singolo accadimento interno sono le stesse
per tutti gli esseri, in quanto accompagnano gli eventi e
costrutti di base, quelli definiti da C.G. Jung come “archetipici”
cioè comuni a tutti gli esseri (la
nascita, la morte, il dolore, la gioia, la serenità, la paura,
il maschio, la femmina, l’attività, la passività, il giorno,
la notte, il chiaro, l’oscuro, etc)
Pur
nelle differenze culturali infatti, ogni essere umano “capisce”
senza bisogno di mediazioni cognitive l’espressione dei sentimenti
di base. Nessuno di noi ha perso tale capacità.
Se tale
riconoscimento automatico di tipo empatico attiene alle emozioni,
il livello più immaginativo della stessa capacità innata diventa
l’INTUIZIONE.
Anche l’intuizione è un meccanismo innato, presente in tutti
gli esseri, che permette di entrare in contatto, a livello
subliminale e senza un passaggio cognitivo, con il mondo esterno,
cogliendone i meccanismi che lo sottendono, i nessi e i significati.
L’esperienza di “intuire” che qualcosa sta accadendo, o che
si è modificato qualcosa in una situazione esterna, o che
questo qualcosa possiede un nesso, un senso interno che ci
appare chiaro, pur non essendo in grado di spiegarlo razionalmente
e cognitivamente, è comune a tutti noi.
Anche il cosiddetto “atto intelligente” quello che Koehler
chiama l’”Insight”, l’esperienza dell’”ora vedo” che
opera una ristrutturazione del campo permettendo a chi osserva
di “vedere” nessi e relazioni che prima erano invisibili,
si basa in ultima analisi sul meccanismo intuitivo, anche
se poi il passo successivo è l’elaborazione logico-razionale
di tale insight.
L’intuizione
ci permette di entrare in un’altra dimensione di esistenza,
un piano parallelo in cui i nessi e le relazioni vengono improvvisamente
spiegati senza l’ausilio della logica, ed è alla base di ogni
atto creativo prodotto dall’uomo.
Nessuna
creazione potrebbe infatti avere luogo soltanto attraverso
il mero meccanismo dei “Trials and Errors” (tentativi ed errori),
se non per pura casualità.
L’esempio più chiaro è quello classico della scimmia messa
di fronte ad una macchina da scrivere: secondo il calcolo
delle probabilità semplicemente schiacciano i tasti, esiste
una lontanissima possibilità che ne esca la Divina Commedia,
in fondo si tratta di una combinazione di lettere che, tolte
dal loro significato, hanno la stessa possibilità di prodursi
che ogni altra combinazione senza senso. Ma tale evento è
assolutamente improbabile, e nessun progressoumano, nessuna cultura, nessun prodotto
artistico sarebbe mai nato secondo questa procedura.
L’essere
umano è tale quindi perché "intuisce", prima ancora
che perché “pensi”, è proprio questa abilità innata di penetrare
i piani di esistenza in forma diretta e non mediata che fa
di noi ciò che siamo.